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Franz Kafka
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Il gusto dei particolari in ...

P. Handke e B. Strauß

 

La descrizione dei particolari in Peter Handke ha sempre una funzione molto particolare. Nella scena a fianco ad esempio essa sposta la visuale dal protagonista all'ambiente circostante. E' solo la variazione della collocazione dei particolari che traduce gli spostamenti dell'uomo. Non a caso il paragrafo ha per titolo "L'occultamento della notizia": la persona che la porta resta in ombra, la sua azione è interrotta dalle minuzie della descrizione, il tempo è dilazionato o sospeso - l'effetto è assolutamente anti-realistico.
Il tutto si trasforma in una serie di percezioni visive, così che la rarefazione del tempo coincide con una resa di tipo filmico, con la trasformazione della 'trama' in una serie di sequenze.
Ancora diverso è l'uso dei particolari in Botho Strauß. Le ultime dieci pagine di "La dedica", da cui è tratto il pezzo a lato, sono un autentico pezzo da maestro, una serie di descrizioni perfette per rendere attraverso i particolari atmosfere ed emozioni - ed anche un omaggio alla sua città, Berlino, colta nelle sue atmosfere notturne.

 

Peter Handke

 

"La greve trave sul coronamento del muro rollava e beccheggiava ad ogni passo, facendosi sempre più vicina al protagonista che saliva le scale con la sua notizia; si spostava e si accostava alla retina puntata su di lei, oscillava più prossima e più bassa, dilatandosi e aprendosi davanti al cosiddetto acciottolio e strascichio degli zoccoli di legno chiodato sui gradini di legno delle scale ...
ma in seguito ... apparve in piena luce anche la faccia orizzontale della trave, quella da cui i puntoni salivano diagonalmente al colmo, e su di essi riconobbi le tele dei ragni a cui erano sospesi i fiocchi di polvere e, raggomitolati e svuotati, i corpi delle mosche. I fili che levavo dalle tegole camminando lungo la trave si depositavano appiccicosi sulla mano, mentre procedevo sotto il tetto con la notizia e raggiungevo la camera di mia sorella".

Peter Handke, I calabroni, Milano, Mondadori, trad. di Bruna Bianchi, p. 12

vedi anche la recensione del romanzo Il mio anno nella baia di nessuno

 

Botho Strauß

"Scese prudentemente le scale, con la mano destra sul largo bordo della ringhiera per sorreggersi, tre piani. Aveva una paura nervosa di crollare per la debolezza prima di essere alla meta e, svenendo, di mancare all'appuntamento. Quando fu arrivato al pianerottolo fra il primo piano e il piano terra sentì d'un tratto che nella casa immersa nel silenzio notturno un telefono cominciava a trillare. ... Quindi doveva tornare indietro, e salì di furia. Dopo pochi salti cadde, scivolò indietro, per una mezza rampa perdendo la cartella che aveva in mano ... Quando fu arrivato al suo piano il telefono non suonava più ... Si appoggiò obliquamente alla ringhiera e di nuovo si lasciò scivolare giù".

Botho Strauß, La dedica, Milano, Guanda, trad. di Vittoria Ruberl, p. 89

in Flaubert e Kafka

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