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-- Kafka: vita e opere --la Praga di Kafka - autori praghesi ed ebraici - percorsi letterari

 

FRANZ KAFKA

LA METAMORFOSI


Una lettura

 

Non è inverosimile affermare che è tipica di Kafka la caratteristica di dare al lettore, fin dalle prime righe dei suoi testi narrativi, indicazioni sul contenuto ed il significato della narrazione - un insieme di tracce utili alla formazione di un criterio di indagine interpretativa. Egli si serve a tale scopo di mezzi letterari - descrittivi o stilistici - assolutamente criptici che, se attentamente considerati, risultano significativi.

Tali elementi - veri e propri segnali - appaiono, nella loro ermeticità, volutamente svianti.

 

La "Metamorfosi" è uno dei racconti maggiormente rappresentativi in tal senso - utile quindi più di ogni altro a determinare un metodo d'indagine testuale che sarà poi sempre riutilizzabile.

 

Già la prima frase assume valore significante in funzione al resto del racconto, e va compresa nel suo duplice effetto - tipico di molti momenti della scrittura kafkiana - di segnale e di depistaggio al tempo stesso. E' strutturata cioè come una sorta di "tranello significante", che può realmente funzionare da trappola per il lettore:

La forma della frase e i termini utilizzati evocano l'indeterminatezza della fiaba e del sogno, ed in tal senso tende ad orientarsi l'interpretazione del testo. "Eines morgens" colloca fin dal primo momento l'azione in una dimensione sovratemporale avulsa da ogni contesto concreto, sottratta alla contemporaneità, mentre ciò che sembra venire rimarcata è la dimensione onirica, accentuata dall'appena avvenuto risveglio del protagonista. E' l'effetto depistaggio di cui parlavo, da cui è facile derivare l'ipotesi dell'origine onirica della scrittura kafkiana (ipotesi su cui ha insistito soprattutto la critica di matrice surrealista).

 

Su di essa si innesta la particolare aura di questa letteratura, giocata su un'ambiguità di fondo nella quale sembra di percepire la presenza inquietante e misteriosa di una "seconda dimensione" narrativa, di subire l'attrazione dell'inespresso, sempre evocato e possibilisticamente presente. Leggere Kafka è spesso simile al camminare in bilico su una fune tesa al di sopra dell'ignoto, da cui è possibile 'cadere' su due diversi versanti interpretativi. Non è solo una sensazione: essa viene provocata dalla presenza nel testo, accanto ad elementi onirici e fantastici, di un mondo impregnato di realtà e denso di particolari fortemente realistici. Questo improvviso richiamo alla concretezza del reale può determinare una sensazione di spaesamento o disorientamento, e l'incertezza che ne deriva fa sì che non si sappia più a cosa dare credito, se alla fantasia creativa - per quanto orrida - o alle pressanti istanze di realtà che ci raggiungono da ogni riga, frase o parola.

 

Eppure, se siamo sufficientemente curiosi e attenti, possiamo renderci conto che un percorso è tracciato, che non tutto è lasciato nell'indeterminatezza.

 

Ci basta a tale scopo dar credito alle indicazioni contenute nel testo, lasciando che sia il testo a 'parlare', a svelare il proprio contenuto.

 

Per quanto riguarda la Metamorfosi una prima indicazione ci dice, ad esempio, che non si tratta di un sogno: "Non era un sogno" pensa Gregor Samsa nella sua nuova forma d'insetto - ma anche questo necessita di qualche riflessione: se, all'interno della finzione letteraria, la trasformazione di Gregor non è un sogno, ma la sua personale realtà (cosa non difficile da supporre) come va invece considerata questa dal punto di vista del lettore? In quale posizione viene a trovarsi costui di fronte a quel fatto? E già possiamo chiederci quali conseguenze comporterebbe considerare la metamorfosi come reale.

Si tratta cioè di distinguere due piani: la realtà di Gregor per un verso, il nostro rapporto col testo per l'altro. E' dall'interazione tra il punto di vista del lettore e quello dei personaggi che possiamo ricavare qualche utile indicazione per la comprensione del testo.

 

Che la metamorfosi possa, in un certo senso, venir considerata come realistica è una possibilità raramente presa in considerazione (con l'eccezione di Pietro Citati [1]). Cosa che lascia stupiti se si pensa che essa è senz'altro una figura letteraria - metafora o allegoria - cioè un'allusione o una mimesi del reale, richiamato anche dalla moltitudine di particolari realistici di cui Kafka si serve per le sue descrizioni (il corpo da insetto di Gregor e le sue funzioni, la stanza, il comportamento della famiglia).

 

Nel continuo gioco di rimandi tra il fantastico e il reale la tentazione di ascrivere tutto a un sogno sopravvive tuttavia anche nel protagonista, e in chi fa proprie le sue parole: "Che avverrebbe se io dormissi ancora un poco e dimenticassi ogni pazzia?". Possiamo tuttavia anche pensare che si tratti di una sensazione soggettiva di Gregor: ciò che gli è capitato è talmente raccapricciante da sembrare un 'brutto sogno', pur essendo più che reale.

 

Altre fondamentali indicazioni ci vengono dai particolari della narrazione: i riferimenti al concreto e le considerazioni di Gregor vertono soprattutto sulla sua nuova condizione, di cui vengono sottolineati i mutamenti corporei e funzionali. Un nuovo dolore a un fianco, che potremmo porre in relazione per analogia con quello lamentato dalla scimmia protagonista di "Una relazione per un'Accademia"; lo stato di stanchezza e malessere degli ultimi tempi, la spossatezza sul lavoro, l'intenzione di darsi malato, ed infine l'impossibilità ad alzarsi dal letto quel mattino, prima di rendersi conto della mutazione subita dal suo corpo.
Gregor esclude però l'eventualità di una malattia incipiente.

 

Sul tema salute la narrazione si sofferma a lungo; non meno che sulla difficoltà di Gregor di far uso del suo nuovo corpo, che sembra soltanto ostacolare i movimenti e le azioni di prima (la difficoltà a muoversi o spostarsi occupa diverse pagine). Accanto a ciò vi sono frequenti allusioni a disturbi respiratori: si parla di "attacchi di soffocamento" e di frequenti difficoltà respiratorie, di Gregor si afferma che "anche in passato non aveva mai avuto dei polmoni di cui fidarsi pienamente", del fatto che di fronte alla sua finestra si erga un ospedale, che la sorella si comporti "come se fosse presso un malato grave", mentre sia la sorella che la madre sospettano che possa essere ammalato ("…forse è gravemente malato e noi lo tormentiamo", "devi andare subito dal dottore, Gregorio è malato") ed auspicano un miglioramento.

 

La sorella si prende cura di lui: il termine "Schwester" significa non solo sorella, ma anche infermiera, e come tale essa si comporta, dato che, come in ospedale, gli fa visita due volte al giorno e riferisce le sue condizioni. Da lei apprendiamo che nella stanza le finestre sono tenute sempre aperte - abitudine tipica dei sanatori.

Rimarchiamo inoltre due analogie: il riferimento ai disturbi polmonari richiamano Odradek de "Il cruccio del padre di famiglia", mentre il sibilo di cui qui si parla verrà descritto anche nel racconto "La tana".

 

Se pensiamo che Kafka era egli stesso ammalato di tubercolosi polmonare, e che tale malattia comporta difficoltà respiratorie, sibilo durante il respiro, spossatezza e malessere, il parallelo tra Gregor e il suo autore balza agli occhi [2]. Con la conseguenza che, se questo parallelo è possibile o verosimile, esso presuppone un'identificazione dell'autore nel suo personaggio.

Tale parallelismo giustificherebbe lo strano comportamento, i dubbi e i tentennamenti di Gregor, che si comporta come chi non voglia ammettere, per paura, il proprio stato. Che Gregor tenda a sminuire le sue condizioni, e si aggrappi alla possibilità che si tratti solo di una condizione passeggera, è reazione comprensibile e comune a chi ha paura di ammettere la gravità delle sue condizioni e la prospettiva della morte.

 

Oltre alle allusioni esplicite, la malattia è affrontata anche nelle pieghe del linguaggio, e nei personaggi secondari: sintomi di soffocamento sono attribuiti ad esempio alla madre di Gregor, e anche il padre è confrontato con la malattia. In lui essa ha decorso opposto a quello di Gregor: lui, che prima degli eventi narrati era privo di forze, ora conduce vita attiva ed ha trovato lavoro. L'uniforme blu coi bottoni d'oro e il berretto col monogramma dorato, simbolo di un lavoro che non gli permette di 'staccare' nemmeno di notte, fanno pensare ad un servizio per cui bisogna essere sempre disponibili. Si potrebbe pensare al lavoro del medico, ma gli indizi che Kafka ci dà non sono abbastanza chiarificatori.

Nei risvolti del linguaggio Kafka inoltre gioca con le parole nel modo a lui più congeniale: uno dei simboli/segnali dell'avvenuta mutazione di Gregor è la voce (che in effetti negli animali è completamente diversa da quella dell'uomo), ma se analizziamo il termine che viene utilizzato per indicarla abbiamo qualche elemento in più: "ein schmerzliches Piepsen" (tradotto nella nostra edizione con "pigolio", mentre si può tradurre anche "un bisbigliare sommesso/lamentevole") - scopriamo che quella parola cela il significato "kränkeln" = essere malaticcio.

 

In tale ottica non è difficile notare l'analogia con i mutamenti che una grave malattia induce nel corpo e nella psiche, con le conseguenti difficoltà nell'espletare le attività della vita quotidiana, l'estraneità che il malato prova verso il suo stesso corpo, la difficoltà ad integrarsi nei rapporti con gli altri, nella vita sociale e affettiva, la consapevolezza di essere diventato orribile e repellente a se stesso e agli altri ...

 

Si spiegano allora sia il terrore manifestato dalla cameriera, che si licenzia promettendo di non rivelare a nessuno il terribile segreto della famiglia Samsa, che la reazione di sdegno dei tre pensionanti, che lasciano definitivamente la casa dopo essersi accorti dello stato di Gregor.

 

Alcuni di questi elementi sono presenti anche in altri racconti. Tra questi la frequente menzione del numero cinque (cfr. "La costruzione della Muraglia Cinese"), che ha senz'altro valore simbolico, e che qui è riferito al tracollo finanziario del padre, avvenuto cinque anni prima, e al fatto che Gregor si era da allora trasferito nella sua attuale stanza. Si è trattato di cinque anni di relativa tranquillità (Gregor dice anche - non a caso - di non essere mai stato ammalato negli ultimi cinque anni), seguiti alla disavventura del padre.

 

Nel mio saggio "Franz Kafka. La scrittura immanente" ho rilevato il nesso del ricorrente numero 5 nei racconti di Kafka con cinque anni particolarmente significativi nella vita dello scrittore, collocati tra il 1906 e il 1911: si tratta degli anni intercorsi tra il ricovero nella casa di cura di Zuckmantel del 1906 e quello a Erlenbach nel 1911 - cinque anni senza alcun ricovero, anni di relativa tranquillità quindi dopo un primo "tracollo" (dell'autore, trasposto nella persona del padre del protagonista della "Metamorfosi") che non fu finanziario, ma di salute.

Anche l'improvviso scioccante risveglio nel corpo da insetto sembra avere un senso: rivelazione della malattia, o della sua ripresa dopo un periodo di regressione durato cinque anni, l'immagine contiene anche l'orrore e lo spavento legato a tale condizione. Al suo "passato umano" fa da contrasto l'attuale stato animale, in cui è ridotto a strisciare e a vedere la sua stanza trasformata in una caverna.

 

La contrapposizione uomo-animale riflette quella tra salute e malattia, riferita a come quest'ultima trasforma la vita (la si trova anche in "Relazione per un'Accademia").
La cifra allegorica dell'insetto sembra, una volta tanto, non volere nascondere ma rivelare il suo significato, poiché dà luogo, all'interno della narrazione, a discussioni e dubbi su un possibile substrato di malattia, a partire da quando Gregor, all'arrivo del procuratore della sua ditta, pensa di inventare una scusa per il suo ritardo sul lavoro dandosi malato.

 

Così la rappresentazione della malattia si risolve nell'animale, e troverà, anni più tardi, raffigurazione ancora più consona nell'animale sotterraneo de "La tana". Si capiscono allora le parole sibilline, e volutamente sottotono, di Max Brod, che a questo forse alludeva quando suggeriva che Kafka designava come "animale" la tosse della sua malattia [3].

Ed ecco perché: "…non è possibile una vita comune di esseri umani con una simile bestia".

Kafka nella sua esposizione va oltre: ad una condizione fisica ripugnante si sommano sensi di vergogna e di colpa per il proprio stato, colpa per la svogliatezza sul lavoro o per non poter più mantenere la famiglia, sentimento alluso e compreso nel tipo di animale prescelto per la sua raffigurazione, un "Ungeziefer", un insetto nocivo o un parassita.

Spezzati i rapporti familiari, perduto il lavoro, costretto a vivere rinchiuso e nascosto, impedito nelle attività più banali, votato alla morte: ecco il quadro che si prospettava per il futuro - affidato da Kafka alle parole di questo racconto.

 


[1] Pietro Citati, Kafka, Milano, Rizzoli. 1992, p. 62: "sentiva un animale dentro di sè". Citati, senza esplicitarlo troppo, interpreta la metamorfosi di Gregor come espressione di emozioni o sensazioni dell'autore.

[2] A questo nesso pochi hanno pensato (tra questi Pietro Citati, ivi), ingannati dal fatto che il racconto della "Metamorfosi" sia stato scritto intorno al 1912, mentre la malattia di Kafka viene esplicitamente riferita solo a partire dal 1917. Ho invece potuto dimostrare (in "Franz Kafka. La scrittura immanente", Libuk) che sua malattia risaliva a molti anni prima.

[3] Max Brod, "Nachwort zur ersten Ausgabe", in: "Franz Kafka, Beschreibung eines Kampfes", New York/Frankfurt am Main, Schocken/Fischer, 1953, p. 349.

 

Franz Kafka, "Die Verwandlung", in: "Sämtliche Erzählungen", Frankfurt am Main und Hamburg, Fischer
Franz Kafka, "La metamorfosi", in: "Tutti i racconti", Milano, Mondadori, trad. di Ervino Pocar

 

 

NB: Questo articolo è solo un approfondimento di quanto già inserito nel libro "Franz Kafka. La scrittura immanente" ed. Libuk. E' in quel saggio che ho spiegato come e con quale percorso sono arrivata a trarre le deduzioni su cui si fonda anche la presente interpretazione. (su)

 

 

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